Un dì ch’i’ mi trovaa in mezzo al fiume
montando una nuova mosca per pescare,
rapito dai pensier, persi ogni lume
tanto che vidi nell’acqua, una bocca aprirsi pe’ parlare.
Siccome fino in vita io stava immerso
ed in quel fiume molte volte vi pescai,
egli vedea dentro me, trasparente e terso
com’io vedea l’acqua sua, che non dimenticherò mai.
Allor la bocca del Livenza così parlò…
:- Tu che qui vedo pescar li pesci miei belli
inver, io che leggo in fondo a’ tuoi pensieri,
capisco che l’ tuo bramar non è rivolto a quelli,
ma di ben altra fatta scopro i tuoi desideri.
Ed i’ che rimasi pien di maraviglia
quasi perdea sott’acqua la canna mia di legno,
poiché fisso restai, come quando la paura ti si piglia,
lasciandoti di sudor fino al cervello pregno.
Ma Egli, di nuovo, con voce calma mi parlò…
:- Tu da me non ha’ nulla da temere
poich’io conosce sia l’ tuo cuor, che le tue fole,
conosco anche ciò ch’ambizion hai di sapere,
quindi domanda pur, ch’io ti dirò ciò che tu vole.
:- Maestro! Dissi. :- In verità io pien di dubbi sono
tanto da non capir lo ruolo mio,
vorrìa alzar lo sguardo, ma esso torna prono…
com’io pagar dovessi, la colpa…di non so quale fìo.
Allor l’angoscia l’ cuor mio mette alle strette
poiché capir non m’è concesso il bel creato,
ben trista fa l’imago mia, che la bell’acqua tua riflette
e invidio l’ temol, che a bollar sale beato.
O spirto, di quest’acqua si cheta e pura
che com’aquila hai l’occhio, che tutt’intorno scorge,
indicami la via da seguir anche se dura…
come l’amico all’altr’amico, la sua man d’aiuto porge.
Ed Elli a me rispose….
:- Ogni uomo in questo mondo materiale
decantar va’ un sacco di parole vuote,
che null’hanno di bellezza spirituale…
e inver di loro niuna, farsi rima con cuore puote.
Comandare, arricchire, accumulare,
uccidere, evadere, tradire,
distruggere, odiare, violentare,
rubare, vendere, rapire…
E quand’ella arrive co’ la sua falce a far tremare,
stringendo c’un nodo la via, che dalla gola porta al cuore,
egli s’accorge ch’una parola poteasi far rimare…
e mentre l’occhi chiude, disperato, cerca…l’amore.
In quando le parole perdeasi nell’aere già fosca,
che tosto la nebbia s’iniziava sul pel dell’acque,
lesto un temolo venne su a rimirar la mosca,
ma rifiutandola tornò sul fondo, poi sul fiume…tutto si tacque.